Domande frequenti sulla terapia psicologica
Che differenza c'e' tra psicologo – psichiatra – psicoterapeuta?
Lo psicologo è un professionista della salute laureato in psicologia che cura il benessere individuale, sociale, dei gruppi, degli organismi lavorativi e della comunità e si occupa di:
- valutazioni e diagnosi di problemi emotivi, comportamentali e cognitivi attraverso interviste, test psicologici e osservazioni
- interventi di prevenzione del disagio o dei disturbi psicologici e di promozione del benessere
- consulenze e supporto psicologico aiutando le persone nella risoluzione di problemi personali, relazionali, affettivi; affrontare lo stress e migliorare la qualità della vita
- ricerca per ampliare le conoscenze circa i processi mentali, del comportamento umano, dei disturbi psicologici e dei possibili trattamenti
- formazione in scuole, università o organizzare corsi di formazione per altri professionisti nell’ambito della salute mentale.
Lo psichiatra è laureato in medicina e specializzato in psichiatria. Lo psichiatra effettua diagnosi psichiatriche e cura la parte della prescrizione e trattamento farmacologico dei disturbi. Alcuni psichiatri, oltre a intervenire nella gestione e nel monitoraggio farmacologico, si occupano anche del trattamento psicoterapico del paziente.
Lo psicoterapeuta, colui che effettua psicoterapia, è il professionista che interviene direttamente nella cura e nel trattamento della sofferenza, del disagio e nei disturbi psicologici e dunque, sulla sintomatologica clinica come: ansia, depressione, attacchi di panico ecc. Possono essere abilitati all’esercizio della psicoterapia sia i laureati in psicologia, sia i laureati in medicina che abbiano acquisito una specifica formazione post-laurea dalla durata di 4 anni.
Quello di “psicoterapeuta” è un titolo aggiuntivo rispetto a quello di psicologo o medico, che prevede, oltre alla formazione, anche un tirocinio pratico continuativo e la supervisione da parte di psicoterapeuti esperti.
Che cos'è la psicoterapia cognitiva e in che cosa si concentra?
La psicoterapia cognitiva è un approccio terapeutico che si concentra sui pensieri, sulle credenze e sui modelli mentali di una persona e su come questi influenzano le emozioni e i comportamenti. È basata sull’idea che i nostri pensieri e le nostre interpretazioni di eventi esterni influenzino il modo in cui ci sentiamo e agiamo. L’obiettivo principale in psicoterapia ad approccio cognitivista è identificare e modificare i pensieri e le credenze negativi o distorti che possono contribuire a problemi emotivi o comportamentali.
La psicoterapia cognitiva è stata ampiamente utilizzata per trattare una varietà di disturbi, inclusi disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari, disturbo ossessivo-compulsivo (OCD), disturbi post-traumatici da stress (PTSD) e altri problemi emotivi o comportamentali. Nell’ambito della psicoterapia esistono vari approcci, che prevedono l’utilizzo di teorie e metodi di intervento spesso molto diversi tra loro.
Come scegliere?
Ricorda…
Il successo di una psicoterapia non è determinato dalla tipologia di dall’approccio a cui ci sottoponiamo, ma piuttosto dalla qualità della relazione e dall’alleanza terapeutica che si instaurerà tra terapeuta e paziente!
È importante, durante le fasi iniziali di una psicoterapia, stabilire i termini e gli obbiettivi che si vogliono raggiungere attraverso questo percorso!
Compito di ogni psicoterapeuta sarà valutare la possibilità di raggiungerli insieme attraverso l’utilizzo delle proprie specifiche conoscenze e competenze oppure, se opportuno, consigliare al paziente alternative più funzionali alla sua domanda!
Che cosa succede dentro allo studio?
Durante una seduta, l’obiettivo è esplorare, “fotografare” e incorniciare all’interno di un contesto più ampio il vissuto emotivo del paziente, focalizzandosi su un particolare evento o momento di vita che può risultare significativo o semplicemente difficile da comprendere. Questo processo mira a rivelare un intreccio interno che dà luogo a reazioni psichiche, emotive e comportamentali insolite.
Concentrandoci sulle nostre emozioni e sensazioni, possiamo notare come esistano parti di noi spesso in contrasto tra loro. Nella routine quotidiana, tendiamo automaticamente a ignorarle o giudicarle, adottando un atteggiamento negativo verso noi stessi.
Attraverso il percorso di psicoterapia, siamo in grado di coltivare un dialogo interno caratterizzato dalla comprensione e dall’accettazione di sé così come siamo.
L’obiettivo è far emergere l’attitudine a intraprendere un dialogo interiore positivo, dove prevalgono la comprensione e l’accettazione di ogni sfaccettatura di sé
Perché è fondamentale lavorare sulla sfera emotiva?
Investire nella gestione della sfera emotiva è essenziale, specialmente in un mondo dominato dal successo, dall’apparenza e dalla performance. Questo spesso può farci sentire spesso costretti o incapaci di affrontare le nostre emozioni “negative” con serenità e autenticità.
Attraverso la costruzione di una relazione solida basata su fiducia, alleanza ed empatia tra terapeuta e paziente, si crea uno spazio sicuro e accogliente. In questo contesto, avrai l’opportunità di esplorare profondamente te stesso, sviluppando una maggiore consapevolezza delle tue emozioni, pensieri e comportamenti permettendoti di vivere e costruire la tua vita in armonia con te stesso.
Che cosa sono le emozioni?
Possiamo definire l’emozione come una transizione complessa tra noi e l’ambiente circostante. Il termine “emozione” deriva dal latino -emotionem, participio passato del verbo emovere, che possiamo tradurre come “trasportare fuori” o “smuovere”. In psicologia, si fa spesso distinzione tra emozioni primarie e emozioni secondarie.
Le emozioni primarie, anche chiamate emozioni di base, sono innate e comuni a tutti gli esseri umani, attivandosi automaticamente.
Esse includono paura, tristezza, rabbia, curiosità, disgusto e gioia. D’altra parte, le emozioni secondarie sono più complesse e richiedono una maggiore auto-consapevolezza di sé e degli altri. Ciascuna di esse è associata a una specifica attivazione fisiologica e può essere distinta attribuendo a ognuna un significato evolutivo preciso.
La paura, un’emozione familiare che talvolta può sopraffarci, segnala la presenza di un pericolo o di una minaccia alla nostra sopravvivenza. L’attivazione psico-fisica intensa, simile a quella di un attacco di panico, prepara il nostro sistema a affrontare immediatamente il pericolo mediante l’attacco o la fuga.
La rabbia è un segnale emotivo e fisiologico che può essere interpretato come “pervasivo” o “pericoloso”, ci indica invece la presenza di ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi o di ingiustizie subite.
- Che cos’è l’ansia? Che dif erenza c’è tra ansia e paura?
- Che cosa succede quando ci capita di sentirci spaventati e allo stesso paralizzati da non consentire a noi stessi di agire o scappare da quella situazione? (…)
- E la tristezza? E la gioia? Che significato hanno? E come le vivo?
- Che valore hanno per te le emozioni nella tua vita?
- Ci sono alcune emozioni che nella tua vita si manifestano con maggior facilità e altre invece non hai idea di dove siano finite?
Il corpo in psicoterapia
Spesso, all’interno della pratica clinica, si sottovaluta l’importanza dell’ascolto e dell’attenzione alle sensazioni fisiche e corporee, così come avviene nella nostra vita di tutti i giorni.
La nostra mente, in modo del tutto automatico e inconsapevole, è in grado di escludere o modificare, attraverso i meccanismi di difesa, alcuni contenuti della nostra vita psichica. Il corpo, al contrario, non conosce autoinganni e può riferirci la verità su come ci sentiamo realmente. Eccessi di paure, dolori, perdite e rifiuti possono, però, portare l’individuo a distaccarsi dal proprio corpo e dalle proprie emozioni, esercitando inconsciamente su di esse un forte controllo e inibizione, arrivando persino alla percezione di “non sentire più niente”.
Se da un lato questo meccanismo ci consente di evitare il contatto con il nostro dolore, dall’altro non ci permetterà di vivere emozioni e sensazioni positive come la gioia, il piacere e la sessualità. Inoltre, rimuovere il dolore non equivale a superarlo, bensì a metterlo momentaneamente in disparte per poi ripresentarsi in circostanze molto simili.
Imparare e riapprendere ad accedere e ascoltare il proprio corpo, attraverso pratiche di attenzione consapevole come la mindfulness, ci permetterà di facilitare il contatto con le nostre emozioni e stati d’animo più profondi, astenendoci dal giudizio e dall’interpretazione.